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Civiltà Micenea
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Civiltà Micenea

Mentre a Creta iniziava il suo declino la cosiddetta civiltà  minoica, in Grecia nel Peloponneso cominciava a fiorire la civiltà preistorica che sarebbe stata chiamata civiltà micenea, in quanto la sua esistenza fu per la prima volta resa nota dagli scavi di Heinrich Schliemann a Micene nel 1878, benché in realtà fosse diffusa in tutto il Peloponneso.

Attualmente a quello di civiltà micenea si tende a preferire il termine civiltà egea, in quanto le scoperte che seguirono hanno reso evidente che Micene non ne fu il centro principale ai suoi primi stadi o, forse, in qualsiasi periodo e di conseguenza è ora di uso più comune adottare un titolo geografico più ampio.

Epoche civiltà micenea

La civiltà micenea, al pari di quella minoica, è stata suddivisa in tre periodi:

  • 1. Miceneo antico: dal 1580 a.C. al 1400 a.C.
  • 2. Miceneo medio: dal 1400 a.C. al 1200 a.C.
  • 3. Miceneo tardo: dal 1200 a.C. al 1100 a.C.

Cenni storici

Le condizioni ambientali greche, con la scarsità di terre coltivabili, generarono nell'antichità un alto tasso di conflittualità tra le popolazioni autoctone; mentre l'eccessiva concentrazione demografica nelle poche zone coltivabili provocò vasti fenomeni migratori. La situazione orografica creò infine un ostacolo al commercio tradizionale, determinando lo spostamento via mare dei flussi economici.

La prima civiltà urbana di cui si abbia testimonianza risale al 1700 a.C. ed era di lingua indoeuropea.

Essa preso il nome di micenea dal ritrovamento del sito archeologico di Micene ad opera di Heinrich Schliemann.

Dopo la clamorosa scoperta del sito di Troia, nella pianura di Hissarlik in Anatolia, avvenuta sulla scorta di una letterale interpretazione dell'Iliade, l'archeologo tedesco si era infatto spostato nel Peloponneso, alla ricerca di nuove testimonianze volte a confermare il quadro "storico" tessuto nell'epopea omerica.

Schliemann portò dunque alla luce i centri di Micene e Tirinto.

La vicenda interpretativa subì tuttavia alterne fortune: quando nel 1900 l'inglese Sir Arthur Evans scoprì a Creta le rovine di Cnosso, venne formulata l’ipotesi di un'espansione della minoica nella penisola balcanica.

Ma con la scoperta delle tavolette con il sistema alfabetico noto come lineare B, l'ipotesi di un dominio minoico sulla Grecia venne rovesciata poiché esse testimoniavano l'occupazione di Creta da parte dei Micenei.

La civiltà micenea non si riferiva a uno Stato unitario, ma a vari centri urbani aventi caratteristiche sociali, culturali ed economiche comuni, con realtà politiche indipendenti e spesso in conflitto tra loro.

La scrittura aveva creato un alto livello di specializzazione nell'amministrazione economica e politica, anche se i Micenei avevano attinto dai Minoici la struttura sociale della cultura dei Palazzi.

Nei Micenei si ritrovano comunque molti fattori originali, come gli armamenti, i carri da guerra, l'architettura funeraria.

I micenei conquistarono pure le isole di Rodi, Creta e Cipro.

Ancora più vaste furono le lotte per i commerci, che servivano per reperire metalli. Esse furono dirette in Spagna, nel continente europeo, in Oriente.

Le ceramiche dei micenei furono ritrovate anche in Italia, dove nel meridione i mercanti micenei fondarono basi commerciali. Similmente nel Lazio meridionale (Alatri, Arpino) si ritrovano esempi di architettura straordinariamente simili a quelli della cultura micenea.

Il declino della civiltà micenea avvenne, probabilmente, attorno al 1100 a.C. (inizio del Medioevo ellenico) per cause che oggi non sono più fatte risalire alla tradizionale teoria dei movimenti migratori di carattere indoeuropeo - i Dori - ma a ben più prosaici fattori di carattere economico e demografico. Il suo splendore e la sua magnifica cultura sono, però, rimaste un modello perenne per la civiltà greca.

Struttura sociale civiltà Micenea

L’organizzazione sociale dei Micenei era basata sulla centralizzazione, la burocratizzazione e la ridistribuzione.

La società era organizzata gerarchicamente; al vertice stava il re o wanax, seguito dal lavaghetas che comandava l'esercito. Venivano poi gli aristocratici e i sacerdoti. Le campagne o demi erano amministrate dai basileis, che assegnavano le terre al villaggio e riscuotevano tributi.

Al gradino più basso, infine, vi erano i douloi o schiavi.

Al wanax e al lavaghetas spettava il temenos, che corrispondeva a un lotto di terreno tratto dalla confisca effettuata nel territorio sottomesso.

Il resto della terra veniva dato ai grandi dignitari, dietro al pagamento di un tributo. A loro volta i grandi dignitari e il tempio affidavano le terre a dei funzionari minori.

Economia civiltà Micenea

Il controllo e l'organizzazione delle attività veniva fatto attraverso la burocrazia capillare.

Il palazzo controllava la riscossione di tributi, distribuiva le materie prime. L'agricoltura era solo una delle attività svolte dai micenei: vi erano l'allevamento ovino, la produzione di tessuti di lana, svolti dai douloi, l'oreficeria, la metallurgia, la produzione di olio e profumi, svolta invece dai damos, che svolgevano attività specialistiche. Grazie a questa organizzazione, i micenei accumularono molta ricchezza, che veniva ridistribuita agli individui che ne facevano parte.

Arte nella civiltà Micenea

Benché sia stata fortemente influenzata da Creta, la civiltà micenea presenta notevoli differenze dal punto di vista architettonico ed artistico. Quella micenea fu infatti un'arte prevalentemente ispirata dalla guerra. I fastosi palazzi cretesi furono sostituiti da costruzioni robuste, circondate da enormi cinte murarie di fortificazione, realizzate con una serie di blocchi di pietra irregolari e collocate sulla parte elevata della città (acropoli).

Caratteristico in questo senso è certamente il palazzo reale di Tirinto, la cui particolare struttura, impostata essenzialmente sul megaron, sembra abbia ispirato la forma del tempio greco classico. Si tratta infatti di una grande sala al cui centro era disposto un camino e circondata da quattro colonne disposte a quadrato che sostenevano, probabilmente, il tetto. L'ambiente era preceduto da due grandi vestiboli, il primo dei quali aperto sul lato anteriore dove erano disposte due grandi colonne.

L'architettura funeraria prevedeva due tipi di tombe: quelle a fossa costituite da un pozzo dove vi era la camera sepolcrale, e le tombe a tholos formate da una camera con una pseudocupola, a cui si accedeva attraverso un corridoio chiamato dromos.

Il campo più produttivo fu certamente quello dell'arte orafa. Suggestive sono le grandissime maschere funerarie in oro massiccio, come quella ritrovata nella tomba di Agamennone.

Al pari della civiltà minoica, quella cretese eccelse anche nella lavorazione della ceramica. Sono stati, infatti, ritrovati numerose statuine di idoli e guerrieri. Di particolare interesse sono, poi, i vasi elegantemente dipinti con temi naturalistici, tra i quali il più ricorrente è certamente la piovra.

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