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Heinrich Schliemann
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Heinrich Schliemann

Heinrich Schliemann (Neubukow, 6 gennaio 1822 - Napoli, 26 dicembre 1890) fu un archeologo tedesco.

Divenne una delle figure più importanti per il mondo dell'archeologia per la rilevanza delle scoperte da lui compiute nel XIX secolo. Raggiunse la celebrità  con la scoperta, dopo anni di ricerche e studi, della mitica città  di Troia e del cosiddetto tesoro di Priamo.

La vita di Schliemann

Nacque a Neubukow nel land del Mecklenburg-Vorpommern. Il padre Ernst Schliemann, pastore evangelico, gli trasmise l'amore per le civiltà  passate, leggendo i versi dei poemi omerici e descrivendo le gesta degli eroi antichi della leggendaria città  di Troia, fino ad allora ritenuta dagli studiosi solo frutto della fantasia.

Schliemann, al contrario, "leggeva Omero come pura realtà " e credeva con assoluta sicurezza a ciò che era affermato nei racconti epici, come avevano fatto precedentemente gli storiografi greci Erodoto e Tucidide.

A quattordici anni fu costretto ad abbandonare i suoi sogni e gli studi, iniziando a lavorare come garzone; dimenticò cosìtutto quello che aveva imparato, fino a quando non venne colpito dalla bellezza di alcuni versi recitati da un ubriaco, scoprendo solo successivamente che erano tratti dall'Iliade e dall'Odissea (si racconta che il giovane spendesse allora la misera paga per comprare da bere all'uomo, perchè recitasse Omero).

Nel 1841 si imbarca alla volta della Colombia, ma a causa di un naufragio la sua nave si arena davanti alle coste dell'Olanda. Ad Amsterdam lavora come fattorino e, da autodidatta impara l'inglese, il francese, l'italiano e il russo.

Nel 1850 salpa per gli Stati Uniti, dove incomincia ad arricchirsi, prestando denaro ai cercatori d'oro. Subisce un processo per frode e quindi torna a San Pietroburgo, dove qualche anno prima aveva intrapreso la carriera di commerciante.

Nel 1852 sposa Caterina Petrovna Lyschinla, figlia di un avvocato benestante della città russa. La Guerra di Crimea che scoppierà  in quegli anni, gli porterà  una grande ricchezza. Schliemann rifornirà  di vettovaglie e materiale bellico le truppe dello zar.

Contemporaneamente iniziò a studiare nuove lingue tra cui il greco antico per poter leggere direttamente le imprese degli eroi narrate dal mitico cantore.

La spedizione in Anatolia

Nel 1868, ritiratosi dagli affari, Schliemann si dedicò alla realizzazione dei suoi sogni, i viaggi e le scoperte archeologiche.

Nel 1870 intraprende un viaggio verso la Cina e il Giappone, successivamente si trasferisce in Italia, in Grecia ed infine in Turchia.

Si unisce quindi alla spedizione di Frank Calvert nella ricerca di Troia.

Nel 1869 si sposa per la seconda volta con Sofia Kastromenos. In quell'anno effettua un primo scavo clandestino, suscitando le ire del governo turco. Nel 1871 ottiene l'autorizzazione a compiere le ricerche in terra turca e organizza a proprie spese, una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli, luogo che la tradizione indicava come possibile sito della città  di Troia.

L'archeologo tedesco fermò la propria attenzione sulla collina di Hissarlik, un'altura in posizione favorevole per una roccaforte, dalla quale si poteva dominare tutta la piana circostante; seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, il 4 agosto 1872 Schliemann trovò vasellame, oggetti domestici, armi e anche le mura e le fondamenta non di una sola città , quella di Priamo, ma di ben altre otto città  diverse, costruite l'una sulle rovine dell'altra (i risultati delle ricerche saranno resi noti nel 1874 nell'opera "Antichità troiane").

Grazie all'analisi degli oggetti rinvenuti e delle tecniche costruttive utilizzate gli archeologi hanno portato a termine il lavoro iniziato da Schliemann, datando i vari strati e tracciando le piante delle ricostruzioni, in cui si notano i cerchi concentrici delle cinte murarie:

  • I strato (circa 3000 anni a.C.): villaggio neolitico, con ritrovamenti di utensili in pietra e di abitazioni dalla struttura elementare;
  • II strato (2500-2000 a.C.): piccola città  con mura caratterizzate da porte enormi, case in mattoni e legname con segni di distruzione da incendio, che fece presupporre a Schliemann che si trattasse dei resti della reggia di Priamo rasa al suolo dagli Achei;
  • III – IV – V strato (2000-1500 a.C.): tre villaggi distrutti ognuno dopo poco tempo dalla fondazione;
  • VI strato (1500-1200 a.C.): grande città  a pianta ellittica disposta su terrazze ascendenti e caratterizzata da alte e spesse mura, costituite da enormi blocchi di pietra squadrati e levigati, con torri, porte, strade, case caratterizzate dalla presenza del megaron. Mostra segni di distruzione da incendio anche questo strato, che successivamente alla morte di Schliemann nuovi studi indicano con sicurezza come quello corrispondente alla guerra di Troia omerica;
  • VII-VIII strato (dalla caduta di Troia al periodo cristiano): due colonie greche prive di fortificazioni;
  • IX strato (dall'età  cristiana al V secolo d.C.): costruzioni romane edificate sulla sommità  spianata della collina e relativa distruzione delle strutture precedenti. L'insediamento decade con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente.

Nei primi scavi l'archeologo commise gravi sbagli (demolì costruzioni e mura che avrebbero permesso di ottenere ulteriori e importanti informazioni), ma la sua opera è ugualmente molto importante, come afferma lo storico tedesco Edward Meyer:

"Il procedimento antimetodico di Schliemann, di puntare direttamente sullo strato piiùantico, è stato estremamente proficuo per la scienza; difficilmente uno scavo sistematico avrebbe portato alla luce gli strati più antichi celati dalla collina e con essi quella civiltàche propriamente chiamiamo troiana".

Il 15 giugno 1873, ultimo giorno di scavo prima della sospensione dei lavori, Schliemann effettuò una nuova e importantissima scoperta: alla base delle "mura ciclopiche" del VI strato vide qualcosa che attirò la sua attenzione; allontanati gli operai, aiutato dalla moglie, la greca Sophie Engastromenos, bella come l'immagine che egli si era fatto di Elena, riportò alla luce un tesoro costituito da migliaia di gioielli d'oro (per la precisione, più di 8.700), definito come il "tesoro di Priamo", che il re nascose prima della distruzione della città .

Il tesoro di Priamo

E qual è stata la fine di tale tesoro? Schliemann riuscì ad esportarlo segretamente in Grecia e per questo venne accusato dalla Turchia di esportazione illegale e costretto a pagare una forte multa; l'archeologo tuttavia pagò una somma maggiore per divenirne il proprietario, poi decise di donare il tesoro alla Germania, dove questo rimase fino alla seconda guerra mondiale.

Il 6 marzo 1945 Adolf Hitler ordinò che fosse nascosto nelle miniere di sale di Helmstad, in previsione della sconfitta e per evitare che cadesse in mano ai Sovietici. L'ordine di Hitler non venne eseguito e il tesoro finì a Mosca.

Negli anni successivi i Russi smentirono che questo si trovasse nelle loro mani e così scoppiarono infinite polemiche; la prima conferma ufficiale della presenza del tesoro in Russia si ebbe nel 1993 da parte di Boris Eltsin, che, ospite ad Atene presso il capo di Stato greco, dichiarò che il tesoro si trovava a Mosca, al Museo Puskin.

Nel 1994 una commissione di esperti di diverse nazioni confermò che si trattasse proprio dei ritrovamenti di Schliemann a Troia.

Attualmente quattro nazioni si contendono il tesoro di Priamo: la Turchia (dove è stato rinvenuto), la Grecia (erede della tradizione omerica), la Germania (a cui è stato donato dall'archeologo) e la Russia (dove ora si trova).

La spedizione a Micene

Tra il 1874 e il 1876 Schliemann si recò "nella vallata d'Argo che nutre cavalli", a Micene "ricca d'oro" (come viene definita generalmente nei poemi omerici) le cui rovine erano ancora visibili e testimoniavano ai visitatori il ricordo dell'antico splendore.

Seguendo le indicazioni dello storico greco Pausania, che intorno all'anno 170 aveva visitato e descritto quei luoghi, Schliemann elaborò l'ipotesi che le tombe dei sovrani della città  si trovassero all'interno della cinta muraria.

Il 7 agosto 1879 iniziò gli scavi e trovòuno spazio circolare individuato come l'agorà  di Micene, in cui avvenivano le assemblee dei grandi della città  e dove forse si era alzato l'araldo per convocare il popolo come racconta Euripide nell'Elettra.

Successivamente riportò alla luce una serie di tombe a pozzo e a cupola, che la tradizione attribuisce ai membri della dinastia degli Atridi (Agamennone, Cassandra e Eurimedonte e i suoi compagni uccisi dalla regina Clitemnestra e dal suo amante Egisto). Gli scheletri mostravano segni di combustione frettolosa e secondo l'archeologo chi aveva sepolto i corpi non aveva permesso al fuoco di bruciarli completamente, con la tipica fretta degli assassini.

Nelle tombe Schliemann trovò inoltre gioielli, armi, utensili, pettorali con cui erano solitamente adornati i morti di stirpe regale, maschere d'oro che conservavano ancora i lineamenti reali e non idealizzati dei defunti; tra questi credette di individuare il volto del leggendario re Agamennone (ma si sbagliava.

Studi successivi hanno anticipato di quattro secoli la datazione dei reperti).

La morte colse Schliemann a Napoli, nel 1890, mentre aspettava l'autorizzazione per nuovi scavi; si concludeva così, sul campo, la storia del povero garzone che aveva immaginato di trovare una città  e i suoi tesori e che era riuscito a realizzare il suo sogno.

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